Negli anni Sessanta un computer era una macchina che occupava una sala, richiedeva personale specializzato e costava come un edificio. L'idea che un singolo impiegato, un ingegnere o un ricercatore potesse avere sulla propria scrivania una macchina programmabile sembrava lontana. L'Olivetti la rese concreta nel 1965 con la Programma 101, spesso indicata come uno dei primi esempi di computer personale da tavolo.
Le origini del progetto
Quando nel 1964 la divisione elettronica dell'Olivetti fu ceduta a General Electric, un piccolo gruppo di tecnici rimase nell'azienda di Ivrea. Lo guidava l'ingegnere Pier Giorgio Perotto, affiancato tra gli altri da Giovanni De Sandre e Gastone Garziera.
Il gruppo lavorava a un'idea ambiziosa: una macchina abbastanza piccola da stare su una scrivania, abbastanza semplice da essere usata senza formazione informatica e abbastanza potente da eseguire programmi. Non doveva sostituire i grandi elaboratori, ma portare la programmazione là dove serviva, accanto a chi aveva il problema da risolvere.
Come era fatta
La Programma 101 aveva le dimensioni di una grande macchina per scrivere. Sul davanti c'erano una tastiera numerica, alcuni tasti di comando e una piccola stampante su rotolo di carta, che serviva sia per mostrare i risultati sia per tenere traccia delle operazioni. Non c'era uno schermo.
La memoria
Per la memoria il gruppo scelse una linea di ritardo magnetostrittiva: un filo metallico lungo il quale gli impulsi viaggiavano come onde meccaniche e venivano continuamente letti e rigenerati. La tecnologia era meno costosa dei nuclei magnetici usati nei grandi computer e adatta a una macchina da tavolo.
La memoria era organizzata in registri identificati da lettere. Alcuni avevano ruoli specifici, come il registro di ingresso e l'accumulatore per i calcoli; altri erano disponibili per i dati o per le istruzioni del programma.
La cartolina magnetica
L'innovazione più visibile era la cartolina magnetica: una scheda di plastica rivestita di materiale magnetico, delle dimensioni simili a una cartolina allungata. Su di essa si registrava un programma, che poteva essere conservato e ricaricato in pochi secondi inserendo la cartolina nella macchina. In questo modo un ufficio poteva disporre di una piccola raccolta di programmi pronti per usi diversi: calcolo di interessi, statistiche, calcoli tecnici.
La programmazione
La Programma 101 si programmava con un linguaggio di istruzioni semplici, inserite direttamente dalla tastiera. Le istruzioni comprendevano operazioni aritmetiche, trasferimenti tra registri, stampa e, soprattutto, salti condizionati, che permettevano di prendere decisioni in base ai risultati. Questo la distingueva nettamente da una calcolatrice: poteva eseguire cicli e scegliere percorsi diversi, cioè eseguire veri programmi.
| Caratteristica | Programma 101 |
|---|---|
| Formato | Da scrivania |
| Memoria | Linea di ritardo magnetostrittiva |
| Archiviazione programmi | Cartolina magnetica |
| Uscita | Stampante a rotolo |
| Programmazione | Istruzioni da tastiera, con salti condizionati |
Il design di Mario Bellini
L'aspetto della macchina fu affidato al giovane architetto e designer Mario Bellini. La sua carrozzeria, dalle forme morbide e compatte, doveva comunicare che quello era uno strumento personale e accessibile, non un apparato industriale. Il design ebbe un ruolo importante nel successo: la macchina sembrava fatta per stare in un ufficio accanto alle persone.
La presentazione a New York
La Programma 101 fu presentata a New York nel 1965, in un'importante esposizione di macchine per ufficio. L'accoglienza fu molto favorevole, soprattutto negli Stati Uniti, dove la macchina fu venduta in numerosi esemplari.
Tra gli utenti più noti ci fu la NASA, che ne acquistò alcuni esemplari e li impiegò anche nei calcoli legati alla preparazione delle missioni Apollo. Era un uso perfettamente adatto alla macchina: calcoli tecnici ripetuti, preparati da specialisti e affidati a una macchina disponibile in ufficio.
Perché è importante
La Programma 101 anticipò alcune idee che sarebbero diventate centrali dieci anni dopo con i personal computer:
- Il calcolo personale. Una persona sola possedeva e usava la macchina, senza passare per un centro di calcolo.
- Il software portatile. I programmi erano oggetti fisici che si potevano scambiare, archiviare e distribuire, come più tardi i floppy disk.
- L'attenzione all'utente. Interfaccia semplice, design curato, nessun bisogno di conoscere l'elettronica.
Non aveva un microprocessore, che non esisteva ancora: i suoi circuiti erano costruiti con componenti discreti. Né aveva uno schermo o un sistema operativo. Per questo gli storici discutono se chiamarla «primo personal computer»: dipende dalla definizione che si adotta. Ma che sia stata tra le prime macchine programmabili da tavolo prodotte e vendute in serie è un dato acquisito.
Un esempio di uso
Un programma tipico poteva calcolare la rata di un finanziamento. L'utente inseriva la cartolina, premeva il tasto di avvio, digitava capitale, tasso e durata quando la macchina si fermava per chiederli, e otteneva la stampa della rata e, se previsto, di un piano di ammortamento. Lo stesso calcolo, ripetuto per decine di clienti, non richiedeva di reimpostare nulla.
In sintesi
- La Programma 101 fu sviluppata in Olivetti dal gruppo di Pier Giorgio Perotto e presentata a New York nel 1965.
- Usava una memoria a linea di ritardo e registrava i programmi su cartoline magnetiche intercambiabili.
- Supportava salti condizionati e cicli, quindi poteva eseguire veri programmi, non solo calcoli.
- Il design di Mario Bellini contribuì a presentarla come uno strumento personale da scrivania.