◷ Storia dell'informatica

Olivetti Elea 9003: il computer italiano a transistor di Mario Tchou

La storia dell'Elea 9003 presentato da Olivetti nel 1959: il laboratorio di Mario Tchou, la scelta dei transistor, il design di Sottsass e la fine.

Alla fine degli anni Cinquanta l'Italia ebbe, per un breve periodo, un ruolo di primo piano nella costruzione di computer. L'Olivetti di Ivrea, già nota in tutto il mondo per le macchine per scrivere e le calcolatrici meccaniche, presentò nel 1959 l'Elea 9003, un grande elaboratore per applicazioni commerciali costruito interamente con transistor. È una storia di visione industriale, di talento e di una fine improvvisa.

Il contesto: Adriano Olivetti

Adriano Olivetti, alla guida dell'azienda di famiglia, era convinto che l'elettronica avrebbe trasformato il lavoro d'ufficio e che un'azienda come la sua dovesse esserci fin dall'inizio. Era anche un imprenditore particolare, attento al design, all'architettura delle fabbriche e alle condizioni dei lavoratori.

Nello stesso periodo, a Pisa, si stava avviando un progetto di ricerca per costruire un calcolatore scientifico, la Calcolatrice Elettronica Pisana (CEP). L'idea di destinare a questo scopo i fondi disponibili era stata suggerita nel 1954 dal fisico Enrico Fermi. Olivetti collaborò all'iniziativa, che fu anche un'occasione per formare personale specializzato.

Il laboratorio di Mario Tchou

Per guidare il proprio progetto Olivetti scelse Mario Tchou, un ingegnere nato a Roma da una famiglia di origine cinese, che aveva lavorato negli Stati Uniti nel campo dell'elettronica. Tchou mise insieme un gruppo di giovani ingegneri e fisici, molti dei quali appena laureati, in un laboratorio aperto a metà degli anni Cinquanta a Barbaricina, vicino a Pisa, e poi trasferito a Borgolombardo, alle porte di Milano.

La scelta dei transistor

Il primo prototipo usava valvole termoioniche, come la maggior parte dei computer dell'epoca. Tchou prese però una decisione coraggiosa: il modello destinato alla produzione sarebbe stato costruito interamente con transistor. Era una tecnologia ancora giovane, ma prometteva macchine più piccole, più affidabili e meno costose da far funzionare.

La scommessa riuscì. L'Elea 9003 fu tra i primi computer commerciali al mondo interamente a transistor.

Com'era l'Elea 9003

ELEA è l'acronimo di Elaboratore Elettronico Aritmetico, ma il nome richiama anche Elea, l'antica città della Magna Grecia sede di una celebre scuola filosofica.

La macchina era pensata per l'elaborazione dei dati aziendali: contabilità, paghe, gestione del magazzino, servizi bancari. Disponeva di memoria a nuclei magnetici, di unità a nastro magnetico per l'archiviazione dei dati e di periferiche per l'ingresso e l'uscita.

Il design di Sottsass

L'aspetto esterno fu affidato a Ettore Sottsass, che avrebbe poi avuto una lunga carriera come designer e architetto. Sottsass progettò armadi modulari di altezza contenuta, che permettevano agli operatori di vedersi da una parte all'altra della sala, e collegamenti tra le unità sospesi in alto, invece che sotto il pavimento. Usò i colori per distinguere le diverse funzioni e curò la console di comando come uno strumento di lavoro. Era un'attenzione all'ergonomia e all'esperienza dell'utente insolita per i computer di allora.

Il successo e le difficoltà

L'Elea 9003 fu installato presso aziende e banche italiane. Per Olivetti fu una dimostrazione di capacità tecnica di livello internazionale. L'azienda, nello stesso periodo, rafforzò la propria presenza all'estero acquisendo la statunitense Underwood.

Ma il settore dei computer richiedeva investimenti enormi e una rete commerciale e di assistenza in grado di competere con IBM. Era una sfida impegnativa anche per un'azienda solida.

Due perdite in venti mesi

Il destino del progetto cambiò con due morti improvvise.

Data Evento
Febbraio 1960 Adriano Olivetti muore durante un viaggio in treno
Novembre 1961 Mario Tchou muore in un incidente stradale

Con la scomparsa di Adriano Olivetti l'azienda perse il suo principale sostenitore dell'elettronica. Con quella di Tchou perse il direttore tecnico che aveva guidato il gruppo fin dall'inizio. A queste perdite si aggiunsero le difficoltà finanziarie legate agli investimenti e all'acquisizione di Underwood.

Nel 1964 la divisione elettronica dell'Olivetti fu ceduta a General Electric. Fu una decisione molto discussa allora e lo è ancora oggi tra gli storici dell'industria italiana.

Che cosa ne seguì

La cessione non chiuse del tutto la storia dell'elettronica in Olivetti. Un piccolo gruppo di tecnici, guidato da Pier Giorgio Perotto, rimase in azienda e lavorò a un progetto molto diverso: una macchina da tavolo programmabile, che sarebbe diventata la Programma 101. Le competenze accumulate negli anni dell'Elea trovarono così un'altra strada.

Perché ricordarlo

La vicenda dell'Elea 9003 mostra quanto le sorti di una tecnologia dipendano da fattori non tecnici: leadership, finanza, strategia industriale. Il gruppo di Tchou aveva prodotto una macchina competitiva, con scelte progettuali avanzate come l'adozione precoce dei transistor e un'attenzione al design che anticipava i tempi. Non bastò. Per chi lavora in informatica è un promemoria utile: un buon prodotto è necessario, ma non sufficiente.

In sintesi

  • L'Elea 9003, presentato da Olivetti nel 1959, fu tra i primi computer commerciali interamente a transistor.
  • Il progetto fu guidato da Mario Tchou, con un laboratorio nato vicino a Pisa e poi trasferito a Borgolombardo.
  • Ettore Sottsass ne curò il design con armadi bassi, collegamenti aerei e grande attenzione all'operatore.
  • Dopo la morte di Adriano Olivetti (1960) e di Tchou (1961), la divisione elettronica fu ceduta a General Electric nel 1964.
MM
Marco Marzaduri

Marco Marzaduri si occupa di cybersecurity, informatica forense e sviluppo web. Laureato in informatica e in psicologia, unisce l'analisi tecnica alla comprensione del fattore umano.

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